Talvolta siamo assillati dall'efficienza dei prodotti e dei processi nei quali siamo coinvolti. A questo fine, se ogni spillo non sta al posto suo, siamo disposti a rimbrottare le persone e creare tensioni. La prima considerazione è che il nostro ordine non è l'ordine altrui, e di conseguenza ciò che appare giusto per noi può non esserlo per un altro. La seconda è che se un dettaglio mette in crisi una relazione il danno è incommensurabile, nel tempo, rispetto a quello che produce uno spillo fuori posto. Anche nelle associazioni di volontariato c'è l'assillo dell'efficienza, mentre la rete relazionale e il suo buono stato di salute spesso viene considerata un vezzo da "padri spirituali". Sarebbe un dovere di tutti, a partire da coloro che reggono le maggiori responsabilità, avere cura dell'integrità della ragnatela dei rapporti interpersonali, allentando le tensioni, favorendo il dialogo. Se le persone lavorano "in letizia" sopportano di più e meglio le fatiche e le immancabili sconfitte, sono disposte a dare il centodieci percento. I buoni rapporti umani, oserei dire l'amicizia, creano gratificazione, rispetto, e una maggiore efficienza dei processi nei tempi medi. L'armonia dei rapporti è un investimento importante, costa fatica, ma è la condizione necessaria per un'esistenza gradevole. Una telefonata in più, un sorriso, valgono più di mille calcoli. Questo perchè se un'opera di volontariato non favorisce il dialogo e l'intrescambio di esperienze, specialmente tra le persone che lo praticano, rischia di essere sterile in partenza. Efficentissima, ma poco lungimirante.
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