mercoledì 24 giugno 2015

La città "dell'amore"

Si fa un bel parlare di “città dell’amore”… ma qui in periferia, nei luoghi del sonno e delle paraboliche, dei nuovi arrivati e dei vecchi impauriti e confinati in casa si vive assai male.

Alla sera vedo il prete che si rinchiude in sacrestia con un gran clangore di chiavistelli, mentre cerco parcheggio in mezzo ad un milione di automobili.

A me appaiono come carcasse meccaniche abbandonate in strada da persone che, appena possono, se possono, si rifugiano sotto una parabola di sky nell’illusione sintetica dell’aria condizionata...

Verona è una città presunta normale e presunta europea di duecentocinquantamila anime, un buon numero delle quali guarda con angoscia e disincanto al futuro, se ha ancora voglia di sollevare lo sguardo.

Io non so se il mio animo oggi è “costruens” o “denstruens” come adesso si definiscono le correnti politiche a Verona. 

Di sicuro, potendo, cambierei quasi tutto.

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