giovedì 10 settembre 2015

Il disco volante

Mi rendo conto che se in questa città atterrasse un disco volante, magari in piena Piazza Bra, una buona parte dei veronesi si guarderebbe bene dall’ammetterlo, significherebbe che qualcosa è cambiato. Al massimo lo scanserebbero. 

Ho letto in questi giorni diverse note di vecchi capibastone su cosa dovrebbe divenire la città dopo Flavio Tosi, e, malgrado gli interventi provenissero da culture politiche diverse, esse convergevano tutte verso la medesima conclusione: “Dopo Flavio la città sarà la stessa di prima, solo che ci sarà un altro, a governarla”.

Faccio parte di quella minoranza “radical chic” che invece che nella soporifera “città dell’amore” preferirebbe vivere in un posto dove se cerchi una pizzeria alle undici di sera non ti prendi una secchiata di acqua gelida in testa. Dove se uno suona (bene) per strada non viene multato o, se strimpella dentro ad un locale, non deve versare preventivamente centinaia di euro alla santa protettrice dello show business, la SIAE.

Mi piacerebbe un posto tipo Brighton, in Inghilterra, vivace, dove le persone sembrano contente di vivere lì.

Io condivido un messaggio, un’idea di città, di lavoro, di arte, di ambiente che non coincide per nulla con l’attuale tran tran. Sono totalmente alieno. Ho fatto una fatica bestia a giungere fin qui attraversando l’iperspazio, anche se nessuno credeva possibile che ci si potesse arrivare gratis, con la propria piccola astronave.

A me, non interessa di essere eletto, non bacio bambini, non distribuisco risotti, non mi ricordo come si chiamano le persone, se non dopo che me le hanno presentate dieci volte. Mi accontenterei essere letto.

Verrà il momento, e non manca tanto, che vi chiederò di sostenere economicamente uno sforzo editoriale che cambi la narrazione di questo posto e che incida sul suo immaginario collettivo.

Tante volte vi ho chiesto di metterci la faccia e non ci siete stati. Allora preparatevi ad aprire i portafogli. Garantisco anonimato, fatture regolari e tanti piccoli omini verdi. 

Ooops, forse è meglio cambiare colore…

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