sabato 26 settembre 2015

Attraverso l'Inganno



Questa vicenda della Volkswagen apre una breccia tra realtà e narrazione, percezione e dato oggettivo, che in tema ambientale è il nodo da sciogliere anche nelle comunicazioni alla pubblica opinione.

Non sappiamo se la colpa del software efficientissimo, in grado di accorgersi se l’automobile si trovasse sotto test per le emissioni, sia di un “piccolo gruppo” di progettisti, come trapela da fonti interne all’azienda. Purtroppo di piccoli gruppi di “geni del male” è disseminata la nostra produzione industriale e non.

Tutte le idee innovative vengono focalizzate in “piccoli gruppi”, perché il resto delle attività, quelle non creative, è affidata ai “generici”, che magari si attribuiscono titoli altisonanti, ma generici restano.

A questi ultimi vengono affidati i lavori ripetitivi: gli assemblaggi, le installazioni, la logistica, ma quasi mai la possibilità di creare qualcosa di nuovo. Il modello politico che governa le grandi aziende, grazie allo straordinario progresso della digitalizzazione e dei metodi di delocalizzazione, non prevede una esperienza e una consapevolezza comuni, perché tutti devono essere intercambiabili, come i pezzi di un lego.

Quello che è avvenuto alla Volkswagen rivela una fragilità del sistema. Una volta rilasciato il “pacchetto” tutti hanno eseguito, nessuno si è posto il problema del danno economico e ambientale che esso avrebbe prodotto. Questi supertecnici in possesso di abilità che pochi altri possono vantare possiedono l’arroganza di sentirsi capaci di ingannare il mondo intero. Il punto è che qualcuno in grado di evitarlo lo ha permesso, e per molto tempo...

Nel film “Jurassic Park” un programmatore corrotto, Dennis Nedry, apre i cancelli ai T-REX e scatena la caccia all’uomo. Non possiamo affidare i nostri comuni destini ai “tecnici”, se non li accompagnamo con un serio controllo sociale e dei protocolli affidabili di verifica.

L’efficienza dei controlli (che costano assai) dipende dalla coscienza collettiva, anche aziendale, ma se questa viene a mancare non ci vuole nulla ad “aggiustare” dei numeri, costruendo un racconto verosimile che si trasforma poi in un romanzo criminale.

Venendo a Verona, ho pensato subito all’impianto di Ca’ del Bue e poi all’incidente del 8 agosto 2012 all’inceneritore di Brescia. Le centraline che avrebbero dovuto monitorare un’emissione di molto superiore ai limiti di legge, in seguito ad un guasto tecnico, inopinatamente si spensero, riportando valori “normali”, mentre una sola, evidentemente “ribelle”, rimase accesa ancora per mezz’ora indicando valori abnormi e sollevando un'inchiesta della magistratura.

Secondo il “Giornale di Brescia”, del 12 ottobre 2013: “I campionatori in continuo delle emissioni di diossine infatti «consentivano le rilevazioni - scrive l'Arpa nella relazione inviata al magistrato - solo nei periodi di normale funzionamento dell'impianto»: erano stati impostati da A2A per spegnersi in caso d'incidente. Così mancano i valori completi sugli inquinanti più pericolosi.”

Fu dolo o imperizia? Ai giudici l'ardua sentenza.

Però, chi è in grado di “spegnere” o “silenziare” le centraline a comando per le automobili, è in grado di farlo anche per i grandi impianti. Se si trova un Dennis Nedry, magari nel turno di notte quando “occhio non vede”, si può incenerire e far respirare e mangiare qualsiasi cosa ai malcapitati che vivono lì intorno per mesi.

La narrazione del giorno dopo sarà “niente da segnalare”, mentre la realtà riguarderà persone autentiche, a confrontarsi con una macchia nera sul polmone qualche settimana, o qualche anno dopo.

Se ‘O Sistema, non è più in grado di controllare se stesso, ed è particolarmente grave che ciò sia avvenuto in un’azienda ritenuta una delle più serie al mondo, siamo sicuri che nei luoghi marginali, dove non esistono autentici processi di verifica di conformità, il tarocco ambientale (e sulle etichette) non sia la norma?

Ecco voi per esempio, giunti a questo punto e per restare in argomento, ci mettereste la mano sul fuoco?

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