sabato 17 ottobre 2015

Verona 2017? Una lista per non farsi votare



Io non so perché i luminari “progressisti” di questa città insistano a parlare di “centro-sinistra” per quanto riguarda la corsa alle prossime elezioni del Comune di Verona, nella primavera del 2017. 

E’ evidente persino alle pietre che è in corso un avvicinamento tra il mondo contiguo all’attuale presidente del Consiglio e quello del sindaco Tosi, ormai fuori dall’orbita della Lega Nord e poco voglioso di tornare a fare il “programmatore elettronico” a fine mandato, anche perché all’epoca in cui è entrato in politica internet era ancora un’ipotesi e i telefonini pesavano come un mattone. 

Forse è un po’ fuori allenamento, diciamo così.

Ad un occhio ahimè esperto tutti gli esponenti del “Partito della Nazione”, che sarebbe quello che verrà dopo il PD, una specie di “Russia Unita” ma senza i bombardamenti in Siria, si stanno posizionando nelle trincee baionetta in canna, pronti all’assalto finale. 

Non faranno prigionieri, dato che la politica è la guerra continuata con altri mezzi, e la determinazione che stanno dimostrando nel prepararsi a prendere il potere mi porta a pensare che potrebbero anche farcela.

Ai padroni veri della città poco importa se il prossimo sindaco sarà verde o arancione, basta che sia “affidabile”, così come tutta la sua squadra. E’ fondamentale che le cose continuino così, cioè benissimo per loro e chi se ne frega per gli altri.

Vecchi architetti verdisti, pacifisti per tutte le stagioni, politici di lungo corso mai domi, fuoriusciti dal PD e “difensori della costituzione”, professori della Bra alla “Gustavo la Pearà”, giovani rampanti ma “solidali”, pacatamente, serenamente vi chiedo di fare, per il bene di tutti, una trasfusione di realtà contemporanea. 

Le dinamiche della turbofinanza, l’esplosione del digitale, il crollo del consumo di cultura (inclusa la lettura), l’infiltrazione della criminalità organizzata richiederebbero altro che polverose ricette stataliste, arsenico e vecchi merletti. 

O, peggio ancora, il tentativo di “condizionare” O’ Sistema "da dentro", che è la tesi in voga tra gli sniffatori di posti di sottogoverno e una citazione di se stessi nelle brevi del giornale locale.

La soluzione?

Occorrerebbe una lista “suicida”, apparentata con nessuno, di persone che non abbiano l’ansia di curare la propria frustrazione con un incarico politico. 

Persone che sappiano “quanto costa la sal”, come si costruisce un muro, si smonta un lavandino, o cos’è un derivato estero. Persone che alla narrazione bugiarda rispondano con la disarmante realtà dei numeri e dei riscontri oggettivi. Persone che non assumano i parenti nelle partecipate e che non distribuiscano soldi a pioggia alle associazioni amiche. 

Insomma persone oneste e laboriose che mettano al centro del loro pensiero politico una visione ecologica, progressista che sia anche carica di umanesimo.

Insomma gente consapevole che non prenderà un voto.

Il loro compito nella prossima campagna elettorale, approfittando del can can, sarebbe diffondere una narrazione più moderna ed efficace di Verona.

Lo scopo non è “vincere”, orrida espressione che dovrebbe essere bandita da chi intende svolgere un servizio per la collettività, ma partecipare alla prossima campagna elettorale per affermare la nudità del re.

Per come è messa Verona oggi, questo sarebbe sufficiente.

P.S. Mi strattonano: "Ci sono i 5 Stelle!". Ho detto capaci di smontare un lavandino!

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